Venerdì 12 giugno il comparto della cultura si mobilita con uno sciopero nazionale che coinvolge personale di musei, biblioteche, archivi, teatri e lavoratori autonomi del mondo dell’editoriadello spettacolo e della produzione artistica. L’iniziativa, annunciata da una piattaforma collettiva di associazioni e sindacati, rappresenta una convocazione unitaria senza precedenti che intende porre all’attenzione pubblica le condizioni lavorative del settore.
Al centro della protesta ci sono richieste chiare: piani di assunzione straordinari, contratti dignitositutele previdenziali efficaci e il contrasto al fenomeno delle esternalizzazioni e del dumping contrattuale. I promotori definiscono lo sciopero come risposta alla frammentazione e alla precarietà crescenti che hanno colpito la filiera culturale negli ultimi decenni.
Sciopero unitario e piattaforma delle richieste: chi partecipa e perché
La mobilitazione è stata proclamata grazie all’adesione di molte sigle sindacali e collettivi che operano nel settore. Secondo gli organizzatori, per la prima volta nella storia del paese tutte le figure professionali della cultura sono chiamate a incrociare le braccia simultaneamente con l’obiettivo di ottenere risposte concrete.
Tra i punti enfatizzati dalla piattaforma vi sono la necessità di superare la logica del profitto che trasforma la cultura in mercel’abolizione delle forme di lavoro coatte a partita IVA, la regolarizzazione dei rapporti di lavoro somministrato e la revisione delle pratiche di appalto che comprimono salari e diritti.
Figure pubbliche e attiviste del settore hanno ribadito la centralità della questione: Rosanna Carrieri ha sottolineato che lo sciopero nasce dalla volontà di affermare condizioni lavorative dignitose e di contrastare la mercificazione dei beni culturali; Giada Lattanzio ha ricordato che il peggioramento delle condizioni di lavoro è un fenomeno pluridecennale e che strumenti legislativi introdotti dopo il 2015 hanno reso più difficile esercitare il diritto di sciopero nel comparto. Entrambe hanno richiamato l’attenzione sulle difficoltà economiche e professionali che spingono molte persone a lasciare il settore.
Una piattaforma condivisa e le rivendicazioni principali
La piattaforma che sostiene lo sciopero è ampia e articolata: chiede assunzioni stabili nelle strutture pubbliche, il riconoscimento della dignità contrattuale per i lavoratori atipici, la corresponsione puntuale di compensi e straordinari, il rafforzamento delle tutele previdenziali per carriere discontinue e un divieto stringente per le esternalizzazioni al massimo ribasso. In parallelo, è stata annunciata una campagna di raccolta firme per proposte legislative volte a limitare l’uso improprio di appalti nella gestione dei servizi culturali.
Manifestazioni e presidi sul territorio: Milanese, Lombardia, altre iniziative
La mobilitazione avrà forme diverse nelle singole città: a Milano è previsto un presidio regionale davanti alla Pinacoteca di Brera dalle 10 alle 12, mentre in serata altri raggruppamenti si concentreranno vicino alla Triennale in viale Alemagna. In Lombardia sono state segnalate iniziative territoriali anche a Brescia, dove è stato indetto un presidio davanti al Capitolium, e azioni di volantinaggio a Mantova in Piazza Sordello. Le attività in programma comprendono volantini, presidi e momenti di riflessione pubblica che intendono mettere in luce il ruolo dei lavoratori nella tutela del patrimonio culturale.
Pietro Domenico Scalzo, coordinatore Mic e Federculture della Fp Cgil Lombardia, ha richiamato l’urgenza di un piano di ingressi stabili per garantire la conservazione e la valorizzazione dei siti culturali: senza risorse umane stabili, sostengono i promotori, è impossibile assicurare la conservazione e la fruizione pubblica dei beni. Lorena Panzeri ha denunciato l’uso distorto degli appalti e la pratica del volontariato sostitutivo che, a suo avviso, sostituisce posti di lavoro retribuiti con forme non contrattualizzate di impiego.
Problemi pratici e norme che complicano lo sciopero
Gli organizzatori sottolineano che lo sciopero nel settore culturale si confronta con vincoli normativi: la legge 146/90 e i suoi sviluppi hanno incluso i beni culturali tra i servizi soggetti a disciplina sui servizi essenziali, complicando le modalità e le limitazioni dello sciopero. Nonostante questo, i promotori ritengono che scioperare sia ancora possibile e necessario per lanciare un messaggio chiaro: la cultura non deve essere trasformata in una semplice attività commerciale e il lavoro culturale richiede diritti e stabilità.
La giornata del 12 giugno si profila quindi come un momento di forte visibilità per un settore che chiede di uscire dall’ombra della precarietà. I promotori auspicano che la mobilitazione induca istituzioni e soggetti gestori a intraprendere misure concrete per la stabilizzazione del personale e il rispetto dei diritti. In attesa delle risposte, la protesta rappresenta una richiesta collettiva di riconoscimento professionale e di reddito sufficiente per chi custodisce e racconta il patrimonio culturale del paese.
