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Sicilia, dove la street art combatte il degrado

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In Sicilia, per combattere il degrado degli edifici abbandonati e fatiscenti, un gruppo di artisti li dipinge con murales.

Viaggiando nel Sud Italia, soprattutto in Sicilia, non è difficile imbattersi in quartieri fortemente degradati, dove l’incuria e la sporcizia rovinano le altrimenti piacevoli strade cittadine. Per migliorare la soluzione, alcuni artisti di strada hanno pensato di decorare con dei murales gli edifici abbandonati.

L’arte contro il degrado

Combattere il degrado a colpi di pennello: è stata questa l’idea di un gruppo di artisti siciliani – Andrea Buglisi, Angelo Crazyone, Fulvio di Piazza, Alessandro Bazan e Igor Scalisi Palminteri – all’interno di un più ampio progetto di rivalorizzazione dei quartieri Ballarò e Albelgheria di Palermo. L’iniziativa ha presto attirato l’attenzione non soltanto degli abitanti della zona, ma anche dei media e gli street artist sono diventati protagonisti di un documentario filmato via drone e intitolato Prospettiva Ballarò. Le immagini mostrano come questi dipinti convivano a stretto contatto con i cumuli di rifiuti presenti nelle strade, con un inquietante effetto di contrasto.

Sono infatti sempre di più i centri del Sud Italia che convivono ogni giorno con il problema della spazzatura, oltre ad una situazione di incuria di edifici abbandonati e ormai in condizioni pericolanti.

Eppure è proprio con questa città dilaniata che la street art palermitana cerca di dialogare: non si tratta tanto di mascherare il degrado, ma di trovare nuovi modi di riqualificarlo. Racconta infatti Salvo Cuccia, autore del documentario insieme ad Antonio Bellia: “Le opere monumentali degli artisti sono state pensate e progettate per dialogare, ciascuno a suo modo, con il tessuto urbano e gli abitanti del quartiere”.

Grande è stato infatti la sorpresa degli abitanti della zona palermitana coinvolta, i quali dopo un’iniziale diffidenza hanno rapidamente accolto con entusiasmo l’iniziativa: “Quella parete era degradata, tutta scrostata – dice un sessantenne – adesso è diventata un simbolo per il riscatto del nostro quartiere. Siamo rimasti tutti contenti. Le cose belle che hanno fatto questi artisti non le ho viste mai in alcun altro posto” racconta un passante.

I soggetti? Si passa dai volti di Bazan – simbolo dell’interculturalità insita nella storia siciliana – ai pesciolini di Di Piazza, ad un ritratto del comico Franco Franchi, originario di Palermo.

Ma forse il murales più toccante è quello realizzato da Buglisi: un uccellino che trasporta un pesante masso, probabile metafora della città siciliana, appesantita dal proprio stesso degrado.

Una lodevole iniziativa, che potrebbe aiutare a riportare l’attenzione sulla condizione di tanti, troppi quartieri del Sud Italia.

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