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Perchè viaggiare apre la mente

viaggiare apre la mente

Viaggiare apre la mente, e non c'è cosa migliore di questa!

Sono un cittadino, non di Atene o della Grecia, ma del mondo” scriveva Socrate, anticipando di secoli uno spirito ed una mentalità che a noi – figli dell’Europa, dei voli low coast e delle foto più belle da instragrammare – sembra più che scontato, banale.

Eppure in quell’opaco orizzonte che chiamiamo immaginario collettivo, la figura del viaggiatore zaino in spalla che si sposta di paese in paese, ci richiama subito alla memoria un tipo di saggezza pragmatica e materiale (anche se non proprio socratea.) E per quale motivo? Presto detto, viaggiare apre la mente.

Viaggiare apre la mente, perchè

L’incontro con l’altro o con la diversità, prima di diventare parte di quel bagaglio culturale che ognuno di noi costruisce mettendo insieme le esperienze più significative della propria vita, è innanzitutto una porta che affaccia direttamente sulla nostra weltanschauung – cioè sulla nostra visione del mondo – modificandola attivamente.

Cosa significa questo? In breve scardinare vecchi preconcetti, noiosi stereotipi e pericolosi pregiudizi.

Naturalmente non si tratta di un processo semplice o rapido, in quanto esso coinvolge una profonda modificazione dei nostri orizzonti di pensiero che si vanno man mano ad arricchire e ad aprire, per consentirci di raggiungere una maggiore flessibilità, una maggiore capacità di ascolto e una più viva attenzione per le cose che ci circondano.

Il viaggio conduce l’individuo a ricercare familiarità in ciò che familiare non è, a trovare un amico nell’estraneo che ci siede accanto e che molto probabilmente – dall’altra parte del mondo – ha solo una vaga idea di dove sia la piccola città da cui proveniamo e quasi sicuramente non ha la minima cognizione di quanto sia profondamente sbagliato mangiare una pizza con l’ananas e il salame piccante.

Migliorare sè stessi è possibile

L’esperienza del viaggio autentico non solo consente al soggetto di dare un taglio a quella pericolosa routine che troppo spesso uccide creatività, sveltezza mentale e capacità di adattamento e problem solving, ma riesce anche a bilanciare tutte le difficoltà che derivano dall’allontanarsi da casa (home, direbbero gli inglesi, intendendo così la casa percepita, sentita emotivamente) con quella peculiarità del tutto naturale di sapersi adattare, di sentire l’adrenalina scorrere nelle vene di fronte a ciò che ignoto, di superare le incomprensioni linguistiche esprimendosi senza l’uso di parole.

E se anche una semplice fuga in un weekend è sicuramente un buon punto di partenza per iniziare ad apprezzare quella cultura del viaggio che tanto spesso immaginiamo difficile da praticare, sono invece moltissime le occasioni che si presentano per chi vuol fare proprio un modo di spostarsi più “lento”, basato cioè sulla permanenza in una stato o in una città per un lasso di tempo superiore a qualche settimana.

Qualche esempio pratico? Da siti di scambio culturale come Workaway o Worldpackers, in cui alcuni hosts offrono vitto e alloggio a viaggiatori provenienti da tutto il mondo in cambio di qualche ora di lavoro giornaliera nei più disparati settori, a quei tantissimi progetti culturali di cui l’Unione Europea si è fatta promotrice negli ultimi anni e che permettono a studenti (e non) di affrontare il primo distacco dal proprio paese in un ambiente di condivisione e crescita personale.

Sembra proprio non ci siano più scuse!

Identificarsi con l’altro

Ma la parte più interessante del viaggio, quella che apre davvero la mente, rimane in fondo soltanto una: si tratta di quella capacità squisitamente umana di sapersi identificare con l’altro.

Come un puzzle già formato che si arricchisce di volta in volta per lasciar spazio a nuovi pezzi, che vanno a creare un nuovo equilibrio, un nuovo ordine. Certo, non tutto sarà semplice, ma presto quel senso di spaesamento – alle volte di ansia giustificata per l’ignoto – lascia ben presto spazio alla comprensione che possiamo ottenere solo guardando con i nostri occhi la diversità per renderla un po’ più familiare a noi stessi.

E a dirla tutta la pizza con l’ananas e il salame piccante non è così male se mangiata al tramonto ai piedi dei Golden Gate di San Francisco!

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