Arte partecipativa a Roma: Marinella Senatore all’anno alla GNAMC 2026

Scopri il progetto che unisce tessuto, movimento e partecipazione alla GNAMC attraverso arazzi, disegni e laboratori

La Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma ha scelto Marinella Senatore come Artista dell’anno 2026, incarnando il formato curatoriale «un anno, un artista, una sala». Questa nomina, promossa dalla direttrice Renata Cristina Mazzantini, segna la prima volta in cui una donna occupa la posizione nell’ambito dell’iniziativa: un riconoscimento che unisce visibilità espositiva e una serie di attività pubbliche programmate dal 28 aprile al 31 dicembre 2026.

L’idea alla base dell’intervento è trasformare la sala in un luogo dinamico dove esposizione e processo creativo si intrecciano in modo stabile e accessibile.

La proposta espositiva raccoglie circa 40 opere tra disegni, collage, installazioni luminose e quattro arazzi monumentali della serie The Theatre of Commons, prodotti dalla Chanakya School of Craft di Mumbai.

Prima della sala, i visitatori incontrano il neon donato dall’artista Remember The First Time You Saw Your Name (2026), una firma luminosa che suggerisce il carattere relazionale del progetto. Parallelamente all’esposizione, sono previsti laboratori, incontri aperti al pubblico e workshop progressivi che rendono l’allestimento un cantiere vivo e partecipato.

Il nucleo tessile e la collaborazione globale

Il tessile assume in questa fase della ricerca di Senatore un ruolo centrale: dai banner d’origine ai veri e propri arazzi, la pratica ha progressivamente incorporato tecniche di ricamo e tradizioni artigianali. La collaborazione con la Chanakya School of Craft ha permesso la realizzazione dei quattro arazzi, un progetto che oltre all’esito estetico ha una forte dimensione sociale.

Attraverso sartorie sociali e programmi di formazione, l’artista ha sostenuto percorsi di autonomia economica rivolti a donne vittime di violenza e a rifugiate, estendendo l’accesso a competenze che in alcuni contesti culturali sono tradizionalmente riservate agli uomini.

Arazzi come pratiche di emancipazione

I quattro pannelli di The Theatre of Commons (formato monumentale) diventano così più che oggetti: sono tracce di una negoziazione tra gesto individuale e comunità. Ogni filo racconta l’incontro tra sapere locale e committenza internazionale, e la produzione è stata sostenuta dagli sponsor istituzionali della GNAMC con paghe eque, garantendo condizioni di lavoro remunerative per le artigiane coinvolte. In questa prospettiva il manufatto esprime insieme tradizione, contemporaneità e il potenziale trasformativo del lavoro condiviso.

La partecipazione come pratica attiva

Dal 2012 Senatore promuove la School of Narrative Dance, una piattaforma educativa nomade che ha coinvolto oltre 8 milioni di persone in più di 23 paesi. Nei workshop il corpo diventa uno strumento cognitivo: attraverso il movimento, la voce e la presenza, la partecipazione non è accessoria ma strutturale. Questa modalità pedagogica è al centro del programma romano, con sessioni progettate per studenti, studiosi e cittadinanza. L’apertura al dialogo e alla pratica condivisa mira a trasformare il museo in un luogo di apprendimento collettivo piuttosto che in una semplice vetrina.

Laboratori e prime aperture

L’iniziativa si apre con l’incontro “Io contengo moltitudini” dedicato alle studentesse e agli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Roma: un’esperienza che fonde ascolto somatico, presenza e pratiche di movimento. Nei mesi successivi lecture, workshop e performative meetings renderanno la sala un teatro di pratiche che coinvolgono comunità tradizionalmente lontane dalle istituzioni culturali. Il progetto interpreta l’esposizione come processo in divenire, dove interventi successivi possono essere inseriti in una sorta di workshop progressivo.

Opere, temi e patrimonio collettivo

La sala raccoglie opere emblematiche della ricerca recente: la serie di 32 disegni It’s Time to Go Back to the Street, che traduce in immagini il mindful movement e la topografia del gesto collettivo; cinque disegni dedicati alla Divina Commedia (grafite e carboncino); e i due collage inediti The Creation of a Context (2026), realizzati con foglia oro e tecniche miste, dove parola e immagine si sovrappongono. Le opere donate o acquisite entrano nella collezione della GNAMC: un gesto che, come sottolinea la direzione, equivale a restituire opere alla cittadinanza.

Il programma è reso possibile dal contributo degli sponsor istituzionali della galleria: Autostrade per l’Italia, Banca Ifis, Enel, Fondazione Roma, Gruppo Fs, Intesa Sanpaolo, Maire e Webuild. Nato a Cava de’ Tirreni nel 1977, Marinella Senatore porta alla GNAMC una pratica multidisciplinare riconosciuta a livello internazionale e premiata con riconoscimenti come New York Prize, MAXXI Prize e Italian Council Award. La mostra e il programma collegato offrono così un esempio concreto di come l’arte possa farsi strumento di formazione, inclusione e costruzione di senso collettivo.

Scritto da Davide Ruggeri

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