Firenze, una città già famosa per la sua ricchezza artistica, sta compiendo un passo significativo verso l’inclusione culturale. I musei della città, tra cui la Galleria dell’Accademia e il Museo del Bargello, stanno diventando luoghi dove l’arte non è solo conservata, ma vissuta e condivisa da tutti.
Questo cambiamento è reso possibile grazie a progetti innovativi che mirano a rendere i musei accessibili e partecipativi, trasformandoli in veri e propri centri di benessere e relazione.
L’accessibilità come pilastro del nuovo modello museale
Il Piano Olivetti per la Cultura è il cuore di questa trasformazione. Presentato nella Cappella dei Principi del Museo delle Cappelle Medicee, questo progetto si concentra su accessibilitàwelfare culturale e inclusione.
L’obiettivo è creare un museo che non sia solo un luogo di conservazione, ma un spazio dinamico che risponde ai bisogni delle diverse comunità.
Uno degli aspetti più innovativi del piano è l’attenzione alle persone con disabilità sensoriali e cognitive. La Galleria dell’Accademia ha già introdotto 11 videoguide in Lingua dei Segni Italiana (LIS) e altrettante in Lingua dei Segni Internazionale, con sottotitoli in italiano e inglese.
Questo progetto sarà esteso anche ad altri musei come il Bargello, le Cappelle Medicee, Palazzo Davanzati, Casa Martelli e Orsanmichele.
Oltre alle videoguide, sono stati introdotti percorsi e mappe tattili, pannelli informativi rivisti e aggiornati, e strumenti come la storia Sociale e il Kit di introduzione alla visita. La formazione del personale è un altro elemento chiave, con corsi sull’accoglienza inclusiva e la gestione dei diversi pubblici.
“Il Piano Olivetti serve a promuovere l’accessibilità culturale”, sottolinea Stefano Lanna, evidenziando l’importanza di un metodo di lavoro concreto ed evolutivo.
Arte e benessere: progetti per tutte le età
Il patrimonio culturale diventa uno strumento di welfare culturale grazie a progetti come OverArt, MuseiOltre e Arte qui e ora, curati dall’Associazione L’Immaginario. Questi progetti sono rivolti a anziani, persone neurodivergenti, con disabilità cognitive, disagio psichico o Alzheimer. Con Passeggiate Fiorentine, famiglie e persone in condizioni di fragilità sociale possono avvicinarsi ai luoghi della cultura grazie alla collaborazione con associazioni locali come Villa Lorenzi, Rifredi Insieme, Trisomia21 e Comunità di Sant’Egidio.
“Rendere la cultura realmente accessibile significa fare in modo che nessuno resti escluso dalla possibilità di vivere e conoscere il nostro patrimonio”, afferma l’assessora regionale alla Cultura Cristina Manetti. Il Piano Olivetti apre i musei alle comunità, rafforzando il legame tra cultura, inclusione e benessere.
Collaborazioni con il mondo della sanità
La collaborazione con il territorio coinvolge anche il mondo della sanità. Nel 2026, il Gamb ha sviluppato attività con la Fondazione Sant’Atto di Pistoia, l’Azienda USL Toscana Centro e l’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi. Questi progetti coinvolgono pazienti cronici e oncologici, persone con Parkinson e fibromialgia, e giovani a rischio di marginalità sociale.
Le visite e i laboratori sono progettati in relazione alle esigenze dei diversi gruppi e possono integrarsi nei percorsi di cura e riabilitazione. “L’Azienda Careggi è impegnata nella promozione di iniziative per l’umanizzazione delle cure”, spiega la direttrice generale Daniela Matarrese. La collaborazione con l’Ausl Toscana Centro guarda in particolare ai disturbi dell’alimentazione, con l’obiettivo di costruire una sinergia capace di abbattere le solitudini e promuovere la salute.
Tra le attività già in programma, un laboratorio dedicato alla rappresentazione della donna e delle sue forme nei secoli. “Crediamo molto nella bellezza come risorsa terapeutica”, afferma Stefano Lucarelli, direttore dell’Unità Funzionale Complessa Disturbi Alimentari.
Una rete di collaborazioni per un futuro inclusivo
La presentazione del Piano Olivetti è stata accompagnata dalla firma delle convenzioni con Fondazione CR Firenze, Ente Nazionale Sordi di Firenze e Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi. “Un percorso condiviso insieme fin dall’inizio è stata la chiave per un risultato eccellente”, afferma Roberto Petrone, presidente dell’ENS Firenze.
L’idea di fondo è quella di un museo sempre meno isolato e sempre più inserito nella vita della città. “Credo profondamente nella funzione sociale dei musei e nel ruolo che l’arte può svolgere anche in una dimensione quasi terapeutica”, conclude Andreina Contessa, direttrice del Gamb.
