Lavoratori della cultura in sciopero: proteste per precarietà e esternalizzazioni

Musei, biblioteche e teatri italiani sono al centro di uno sciopero nazionale senza precedenti. Lavoratori della cultura protestano per condizioni di lavoro precarie e esternalizzazioni.

Il 12 giugno 2026, musei, biblioteche e teatri italiani hanno vissuto una giornata di fermento. Lavoratori della cultura di tutto il Paese hanno aderito a uno sciopero nazionale per protestare contro la precarietà e le esternalizzazioni nel settore. La mobilitazione, indetta da CGIL e altri sindacati di base, ha visto presidi in diverse città, con conseguenze anche sulle aperture di importanti istituzioni culturali.

La protesta è nata per chiedere un maggiore riconoscimento della dignità professionale ed economica dei lavoratori culturali, oltre a più assunzioni sia al Ministero della Cultura che nelle istituzioni pubbliche. Un fenomeno senza precedenti recenti che ha coinvolto non solo dipendenti pubblici, ma anche lavoratori di cooperative e aziende private.

Genova: carenze di organico e lavoro povero

A Genova, il presidio davanti alla Prefettura ha unito personale ministeriale e comunale. Le ragioni della protesta sono chiare: carenze di organico vicine al 50%, esternalizzazioni e lavoro povero. I numeri parlano da soli: alla Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio lavorano 95 dipendenti sui 135 previsti, ai Musei nazionali 125 su 178, all’Archivio di Stato 26 su 45 e alla Biblioteca Universitaria di Genova 39 su 68.

“Le carenze di organico sono enormi su tutto il territorio nazionale, ma in particolar modo nella nostra città”, spiega Luca Infantinosegretario generale di Fp Cgil Genova e area metropolitana. La critica principale riguarda le esternalizzazioni, con l’affidamento di servizi e sicurezza a cooperative e soggetti privati. “Ogni volta che si gestiscono passaggi sulla cooperazione sociale o sui lavoratori atipici, si crea lavoro povero.

Il lavoro pubblico deve restare pubblico”, denuncia Infantino.

La mobilitazione riguarda anche il Comune di Genovain particolare per la gestione di musei e biblioteche civiche. “La nostra battaglia nasce dalle giunte precedenti che hanno iniziato, a partire dal Museo di Sant’Agostinoun processo di esternalizzazione che ormai definisce il fatto che abbiamo interi musei gestiti dal privato”, precisa Infantino.

Firenze: Uffizi aperti a metà e proteste per il precariato

A Firenze, la Galleria di Palazzo Pitti è rimasta chiusa per tutta la giornata, mentre agli Uffizi le porte sono state chiuse in mattinata per il primo piano e in alcune sale del secondo piano. La protesta ha coinvolto molte sigle sindacali del pubblico e del privato, con richieste di migliori condizioni di lavoro nei musei.

“La prima volta nella storia che uno sciopero abbia messo insieme lavoratori della cultura afferenti a tipologie contrattuali diverse”, spiega Mirella Datosegretaria regionale della Cgil alle Funzioni centrali. La situazione è critica: il pubblico arretra sempre di più, riducendo le dotazioni organiche, mentre avanza l’esternalizzazione, che porta precarietà, false partite IVA, part-time ciclico, lavoro a intermittenza, assenza di tutele previdenziali e sociali, sottoremunerazione, contratti impropri o inesistenti.

Tomaso Montanaristorico dell’arte e rettore dell’Università per stranieri di Sienaha partecipato al presidio dei lavoratori. “Il patrimonio culturale serve al pieno sviluppo della persona umana, ma se il lavoro che dovrebbe produrre questo effetto è lavoro precario, non dignitoso, il risultato è diametralmente opposto”, afferma Montanari. “Non è possibile che un museo che produce quantità enorme di denaro abbia lavoratori stagionali come i campi dei pomodori. È inutile guardare Botticelli se disprezziamo le persone che puliscono i bagni del museo dove è esposto.”

La protesta non si limita a Firenze e Genova. In tutta Italia, i lavoratori della cultura chiedono un cambiamento radicale per garantire dignità e stabilità nel settore. La speranza è che questa mobilitazione possa portare a un protocollo d’intesa tra sindacati, enti pubblici e istituzioni culturali, per costruire un futuro migliore per chi lavora nella cultura.

Scritto da Beatrice Beretta

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