Rotte a lungo raggio: come e perché vengono sospese e rilanciate dall’Italia

Un quadro chiaro sui meccanismi che portano alla chiusura e al rilancio delle rotte dirette dall'Italia, con esempi di Qantas e Philippine Airlines e numeri ENAC sul traffico verso l'Asia

La gestione delle rotte a lungo raggio è il risultato di scelte economiche, innovazioni tecnologiche e decisioni strategiche dei vertici aziendali. In Italia questo processo ha dato luogo a chiusure prolungate e, talvolta, a successivi riavvii dei collegamenti, fenomeni che meritano di essere ricomposti per comprendere le dinamiche del mercato e le opportunità perdute o colte.

Questo articolo ricostruisce cause e conseguenze della sospensione e della riattivazione di voli diretti con dati verificati: interruzioni storiche, evoluzione della flotta, quote di mercato passeggeri e dichiarazioni di manager che hanno influito sulle scelte delle compagnie.

Il ruolo dell’economia di rotta e delle scelte manageriali: il caso di Alitalia

La decisione di cancellare una tratta spesso nasce da un semplice calcolo: se i ricavi non coprono i costi operativi, il collegamento viene sospeso. Tuttavia, oltre alla pura contabilità, contano le strategie corporate. L’ex amministratore delegato di Alitalia Domenico Cempella, in un’intervista con Giovanni Minoli ha attribuito a scelte di concentrazione del network—descritte con l’espressione “taglia e cuci”—la perdita di posizioni strategiche sulle rotte internazionali.

Secondo quanto riportato, la scelta di ridurre l’esposizione sui voli a lungo raggio per inseguire mercati già dominati dai vettori low cost ha inciso sulla capacità della compagnia di competere con gli altri grandi operatori europei.

Questa dinamica non è solo teorica: la sostituzione o la mancanza di collegamenti diretti può trasferire domanda verso hub stranieri, generando perdite di traffico e opportunità commerciali per l’ecosistema aeroportuale nazionale.

Innovazioni aeronautiche che rimettono in gioco le rotte

L’entrata in flotta di aeromobili più efficienti consente di ripensare rotte che prima risultavano non sostenibili. Aerei con consumi ridotti e maggiore autonomia possono trasformare rotte marginali in collegamenti redditizi, costringendo le compagnie a rivedere decisioni prese in passato. In questo contesto, programmi industriali come il Project Sunrise rappresentano esempi concreti di come la tecnologia impatti le scelte di network.

Due esempi pratici: Qantas e Philippine Airlines

La traiettoria di Qantas e di Philippine Airlines illustra come la storia, i mercati e la flotta condizionino la presenza sulle rotte italiane. Qantas operò in passato rotte su Roma già quando l’aeroporto di Ciampino era una tappa della “Kangaroo Route” tra Sydney e Londra, con collegamenti avviati nel 1948. Nel 2003 il vettore interruppe il servizio su Roma: una scelta che lascia spazio a riflessioni sulla ricollocazione di capacità e sull’attenzione alla domanda transcontinentale.

Nel giugno 2026 Qantas ha però reintrodotto un volo diretto senza scali tra Perth e Roma-Fiumicino operato con Boeing 787-9, segnando un ritorno strategico sul mercato italiano. Questa rotta ha registrato un tasso di occupazione superiore al 90% con oltre il 50% dei passeggeri provenienti dall’Australia orientale, dati che hanno spinto la compagnia ad aumentare la capacità stagionale tra fine giugno e fine settembre e a proseguire nello sviluppo del Project Sunrise per collegamenti ultra-long range con Airbus A350-1000ULR.

La situazione con le Filippine è differente. Philippine Airlines aprì collegamenti con Roma nel maggio 1947, ma i voli di linea diretti furono interrotti nel 1997 in seguito alla crisi finanziaria asiatica. Nonostante la presenza di 153.455 cittadini filippini residenti in Italia al non risultano oggi voli diretti dall’Italia verso le Filippine: il traffico si instrada tramite scali in Medio Oriente e Turchia—Emirati Arabi Uniti, Qatar, Istanbul e Arabia Saudita—con tutte le implicazioni commerciali e di comodità per i passeggeri.

Dati ENAC e l’orientamento dei flussi verso l’Asia

I dati ENAC segnalano che nel 2026 il flusso passeggeri tra Italia e Asia ammonta a 3.884.000 unità, collocando questa destinazione dietro Nord America, Africa/Oceano Indiano e Medio Oriente. Il dato sottolinea come, pur esistendo domanda, la presenza di operatori diretti non sia garantita e dipenda da decisioni di rete, condizioni di mercato e capacità di sostenere rotte lunghe.

Oggi sia Qantas sia Philippine Airlines dispongono in flotta di Airbus A350 aeromobili idonei per operazioni a lungo raggio, mentre la nuova ITA Airways non risulta presente su queste due direttrici, lasciando spazi di mercato non coperti ma anche rischi commerciali per chi decidesse di investire.

Scritto da Camilla Bellini

Revoca del travel advisory: cosa cambia per i viaggi e gli eventi a Dubai