Storia di Givoletto: il piccolo comune nel torinese

Il piccolo comune di Givolletto racchiude secoli di storia, raccontata e testimoniata dai monumenti antichi del territorio.

Il piccolo comune di Givoletto è ricco di storia, narrata e testimoniata dai monumenti sparsi sul suo territorio. Un paesino interessante e caratteristico, circondato dai monti in una cornice suggestiva e meravigliosa.

Storia di Givoletto

Il piccolo paese di Givoletto, anche detto Givolèt in piemontese, è un comune italiano che conta meno di quattro mila abitanti della città metropolitana di Torino, in Piemonte.

Givoletto è situato ai piedi delle prime elevazioni della catena alpina, a Nord-Ovest di Torino. La parte montana del territorio comunale comprende la conca di Givoletto, tributaria dal Torrente Casternone e bagnata dal Rio Vaccaro, anche noto come Rio di Givoletto, e parte della Bassa Grande. Questo è un vallone anch’esso aperto verso la pianura e tributario del torrente Ceronda. La conca di Givoletto è delimitata dal Monte Baron, dal Monte Rosselli, dal Monte Lera, dalla Punta Fournà e dal Monte Castello.

Nel territorio comunale vi sono, inoltre, alcuni giacimenti di magnesite. Nella porzione pedemontana del territorio sono concentrate la maggior parte della popolazione e delle attività economiche e sorgono, oltre al capoluogo, le principali frazioni comunali come Rivasacco e Forvilla.

Givoletto

Toponimo e fonti

Lo studio sul toponimo non è supportato da documentazione cartacea, per cui è difficile stabilire quale sia la sua origine. Potrebbe, quindi, derivare dal nome di un ‘bosco esteso di pini’, dal termine bellunese “gégol” con valore di ‘ebulo’ o anche dal piemontese “givula” con significato di ‘luiola maggiore, erba brusca’. Tuttavia, nonostante la documentazione storica non sia molto vasta, si trovano notizie di questo feudo a partire dal 1014.

Quell’anno, infatti, papa Benedetto VIII lo donò con una bolla, al Monastero di Breme. È citato ancora nel 1025, nei diplomi imperiali di Corrado il Salico, poi nel 1048 in alcuni certificati di Arrigo III e nel 1208 fra i documenti di Ottone IV. Il signore di Cumiana, Castagno Canalis, l’acquistò nel 1333 e, quindi, passò successivamente sotto il potere degli Scavarelli e infine dei Moillard di Turnon.

Cosa vedere

Il suo patrimonio storico-architettonico non si mostra particolarmente ricco, ad eccezione della parrocchiale di San Secondo, che risale al 1014, e del campanile, che precedentemente era utilizzato come torre di difesa.

Molto interessante è anche il Monte Castello sul quale sorge la cappella di Maria Ausiliatrice. Questa venne iniziata nel 1894 grazie all’interessamento dell’allora discepolo prediletto di Don Bosco, chiamato Don Rolle. Su questo monte, inoltre, si trovano i ruderi del castello che appartenne ai Visconti di Baratonia ed ai Canalis di Cumiana. Il castello era conteso dagli eserciti spagnoli e francesi in quanto punto strategico per il controllo del territorio. Fu proprio a causa della sua grande importanza militare che, nel 1555, per evitare che il castello cadesse in mano spagnola, il Duca Carlo Cossè di Brisac diede ordine di distruggerlo.

Scritto da Ilenia Albanese
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