Dallo sport alla politica: come gli eventi sportivi diventano palcoscenici di conflitti globali

Dai campi da basket agli stadi, lo sport non è più un rifugio dalla realtà. Scopri come è diventato un luogo dove si manifestano le tensioni del mondo.

Un tempo si credeva che lo sport potesse fermare le guerre, che il fischio d’inizio fosse una tregua universale. Oggi, invece, il campo da gioco è diventato un palcoscenico dove si riflettono le tensioni del mondo. Non è più un luogo neutrale, ma un terreno di scontro per ideologie, identità e conflitti politici.

La frase dei sindaci di Trento e Rovereto, che hanno accolto la nazionale israeliana Under 18 agli Europei di basket, ha rotto uno degli ultimi tabù dello sport: l’idea che esista uno spazio impermeabile alla politica. Questa affermazione ha scatenato un dibattito acceso, mostrando come lo sport sia diventato un campo di battaglia per le grandi tragedie del mondo.

Dai campi da basket alle grandi competizioni: lo sport come riflesso dei conflitti globali

Pochi giorni dopo l’accoglienza della nazionale israeliana, la federazione israeliana ha diffuso un video in cui l’allenatore Nadav Zilberstein ricorda ai suoi ragazzi che ci sono soldati che combattono e persone morte “affinché noi possiamo giocare qui”.

Dall’altra parte, il Comitato olimpico palestinese racconta di centinaia di atleti uccisi e impianti sportivi distrutti, una generazione cresciuta tra le macerie.

Queste due narrazioni inconciliabili finiscono nello stesso parquet, mostrando come lo sport sia diventato un luogo dove si manifestano le tensioni globali. Lo abbiamo visto con la Russia esclusa dalle competizioni internazionali dopo l’invasione dell’Ucraina e oggi con Israele, tra chi chiede sanzioni sportive e chi difende il principio che gli atleti non debbano pagare per le decisioni dei governi.

Dalle grandi competizioni alle partite locali: lo sport come specchio delle tensioni locali

Non è solo nelle grandi competizioni che lo sport riflette le tensioni del mondo. Anche nelle nostre città, il campo da gioco ha smesso di essere semplicemente un campo da gioco. Non perché ciò che accade qui sia paragonabile a un conflitto armato, ma perché il calcio e il basket hanno smesso da tempo di parlare soltanto di sport.

Valerio Antonini, presidente vincente e capace di riportare entusiasmo e investimenti, è diventato anche un protagonista della vita pubblica della città. Ogni sua dichiarazione produce effetti politici, ogni scontro con Palazzo d’Alì diventa dibattito cittadino. Non si discute più soltanto di una partita, ma di modelli di città, di consenso, di leadership, di rapporti di forza. Persino di modelli morali.

Si prendono posizioni, si tifano idee oltre che squadre. Per farsi valere, i cori non bastano più e si superano limiti che non dovrebbero mai essere superati, quello della violenza. Ma non è vero che perdiamo tutti, perché ognuno ed ogni cosa crea contesti diversi che non possono essere messi da parte.

Lo sport come strumento di memoria e identità: il caso del Napoli e della scherma italiana

Lo sport può anche essere un strumento di memoria e identità, come dimostrano le iniziative del Museo Nazionale dell’Emigrazione Italiana (MEI). In occasione del centenario della fondazione del Calcio Napoli, il MEI ha presentato un video emozionale che racconta come la storia del club azzurro si sia intrecciata con quella delle migliaia di campani emigrati nel corso del Novecento.

Il video, visibile lungo il percorso museale e sui canali YouTube e social del Museo a partire dal 1° agosto, racconta come la valigia che custodisce la prima maglia del Napoli sia diventata il simbolo dell’emigrazione italiana. Un moderno trolley contenente l’ultima maglia celebrativa del club testimonia come quel sentimento di appartenenza continui ancora oggi attraverso le nuove generazioni e i numerosi Napoli Club presenti nel mondo.

Il percorso dedicato allo sport prosegue con un video emozionale dedicato alla storia della scherma italiana, realizzato dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Il video racconta la scherma come una delle eccellenze del Made in Italy, mettendo in luce non solo i grandi successi agonistici, ma anche il ruolo svolto dai maestri italiani che hanno esportato la scuola schermistica in decine di Paesi.

La staffetta ciclistica “Insieme per non dimenticare il 2 agosto 1980”

Mirandola ha accolto il passaggio della staffetta ciclistica “Insieme per non dimenticare il 2 agosto 1980”, l’iniziativa che ogni anno attraversa l’Italia per mantenere viva la memoria delle vittime della strage alla stazione di Bologna. I partecipanti, partiti dal Brennero lo scorso 27 luglio e diretti a Bologna, sono stati accolti davanti al Municipio dal Sindaco Letizia Budri, che ha rivolto loro il saluto dell’Amministrazione comunale e della città.

Alla mattinata hanno preso parte anche le associazioni di volontariato del territorio, testimoniando la vicinanza della comunità a un’iniziativa che, da oltre quarant’anni, unisce sport, memoria e impegno civile. Nel suo saluto ai partecipanti, il Sindaco Budri ha sottolineato come questa staffetta rappresenti molto più di un evento sportivo: un gesto di memoria civile che, chilometro dopo chilometro, attraversa le comunità ricordando le vittime della strage del 2 agosto 1980 e riaffermando i valori della democrazia, della libertà, della giustizia e del rifiuto di ogni forma di violenza e terrorismo.

Nata nel 1981 anche grazie al contributo di realtà del territorio modenese, la staffetta rappresenta ancora oggi un simbolo di partecipazione collettiva e di trasmissione della memoria. Con la propria presenza, il Comune di Mirandola ha voluto rinnovare il ricordo delle vittime della strage del 2 agosto 1980, riaffermando l’impegno a custodire e tramandare una memoria che costituisce patrimonio condiviso dell’intera comunità.

Scritto da Beatrice Beretta

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