La gestione dei sentieri alpini in Trentino è diventata un terreno di scontro tra tradizione e innovazione. Al centro della polemica c’è la Società degli Alpinisti Tridentini (SAT) che da oltre un secolo e mezzo si occupa della manutenzione della rete escursionistica provinciale.
Un ordine del giorno presentato dal consigliere Luca Guglielmi ha acceso il dibattito, mettendo in discussione il ruolo storico della SAT e proponendo un possibile subentro della Provincia nella gestione dei percorsi.
La proposta, inizialmente accolta dalla Giunta, è stata ritirata dopo le forti critiche delle opposizioni e un confronto interno.
La SAT ha risposto con fermezza, sottolineando come la sicurezza in montagna non dipenda solo dalla manutenzione dei sentieri, ma anche dall’informazione, dalla classificazione degli itinerari e dalla preparazione degli escursionisti.
La posizione della SAT: sicurezza e conoscenza
Il presidente della SAT, Cristian Ferrari ha evidenziato come la sicurezza in montagna sia il risultato di un equilibrio complesso tra manutenzione, informazione e preparazione.
La SAT ha ricordato che l’ambiente alpino è in continua trasformazione, con il ritiro dei ghiacciai, il degrado del permafrost e gli eventi meteorologici estremi che rendono la gestione dei sentieri sempre più complessa.
Ferrari ha sottolineato che la infrastrutturazione eccessiva dei sentieri potrebbe snaturare il carattere della montagna, trasformandola in uno spazio turistico completamente attrezzato.
La SAT ha anche richiamato l’importanza del patrimonio di conoscenze accumulate dai suoi soci, che vanno ben oltre la semplice manutenzione dei percorsi.
Il caso del Viel dal Pan
Uno dei sentieri al centro del dibattito è il Viel dal Pan un itinerario storico utilizzato in passato per il trasporto delle granaglie. La SAT ha spiegato che interventi apparentemente semplici, come l’inserimento di gradini, richiedono guide alpine specializzate, materiali certificati e trasporti in elicottero. Inoltre, il rapido ritiro del ghiacciaio della Marmolada rende necessari continui adeguamenti.
Il peso del volontariato e le risorse economiche
La rete escursionistica trentina comprende circa 5700 chilometri di sentieri, mantenuti grazie al lavoro di migliaia di volontari. La SAT ha spiegato che il contributo provinciale per la manutenzione ordinaria è parametrato a valori definiti quasi venticinque anni fa, non più adeguati ai costi reali degli interventi.
Ferrari ha sottolineato che la SAT non si limita a tagliare la vegetazione o ridipingere i segnavia, ma cataloga percorsi, pubblica guide e registra trasformazioni. Delegittimare questo sistema significherebbe disperdere competenze costruite in oltre 150 anni di presenza sulle montagne trentine.
Il turismo e l’overtourism
Il dibattito sulla gestione dei sentieri si inserisce in un contesto più ampio, legato all’aumento del turismo in montagna. Francesco Abbruscato, presidente del CAI Veneto, ha ricordato come la montagna sia stata snaturata dall’overtourism, con code di persone alle Tre Cime e un turismo di massa che non rispetta l’ambiente.
Abbruscato ha sottolineato che il turismo porta economia, ma non sempre benessere. Ha proposto di limitare i servizi e i bus che portano ai rifugi, per ridurre l’affluenza e preservare la montagna. La SAT ha già avviato un percorso di collaborazione con il territorio, promuovendo un modello stabile di collaborazione tra istituzioni e volontariato.
Il dibattito sulla gestione dei sentieri in Trentino è quindi un dibattito più ampio sulla visione della montagna un ambiente naturale da conoscere e affrontare con consapevolezza, oppure uno spazio turistico progressivamente attrezzato per risultare percorribile da qualunque utenza.
