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Cinque caffé storici di Venezia

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Caffé Florian

Il Caffé Florian è un caffé storico situato nella “Procuratie Nuove” di Piazza San Marco a Venezia. Fu fondato nel 1720 ed è un contendente al titolo del più vecchio locale in Italia (L’Antico Caffé Greco fu inaugurato a Roma nel 1760).
Storia

Il Florian aprì con due semplici stanze ammobiliate il 29 dicembre 1720 come “Caffé alla Venezia Trionfante” ma ben presto divenne noto come Caffé Florian a seguito del suo originario titolare Floriano Francesconi. L’ambiente elegante ha attratto molti dei famosi del tempo quali Carlo Goldoni, Goethe e Casanova che era senza alcun dubbio attratto dal fatto che il Caffé Florian fosse l’unico caffé consentito al gentil sesso. Frequenti visitatori erano anche Lord Nyron, Marcel Proust e Charles Dickens. Esso rappresentava uno dei pochi luoghi in cui la Gazzetta Veneta di Gasparo Gozzi poteva essere acquistata e divenne un punto di ritrovo per persone di differenti classi sociali.

Nella metà del 18°secolo il Florian si apre ad altre quattro stanze.

Valentino Francesconi, il nipote di Floriano Francesconi, rileva il locale all’inizio del 19° secolo per poi passarlo al figlio Antonio ma intorno al 1858, questi andò nelle mani di Vincenzo Porta, Giovanni Pardelli e Pietro Baccanello e necessitò di qualche restauro. A Lodovico Cadorin fu commissionato di restaurare il locale e di ridecorare gli interni ma fu ostacolato dai costi. Come tanti egli pure si fece corrompere da un ente più proficuo. Ciononostante, i lavori furono lo stesso eseguiti e gli interni delle stanze
ridecorate con splendore opulento e ribattezzate con i nomi con i quali sono tuttora conosciuti. La “Sala degli Uomini Illustri” ritrae quadri di Giulio Carlini di dieci veneziani illustri: Goldoni, Marco Polo, Titian, Francesco Morosini, Pietro Orseolo, Andrea Palladio, Benedetto Marcello, Paolo Sarpi, Vettor Pisani e Enrico Dandolo. Nella “Sala del Senato” le pareti sono affrescate con scene dal mondo delle arti e delle scienze con il tema “Progresso e Civiltà istruiscono le Nazioni”. La “Sala Cinese” e “Sala Orientale”
prendono ispirazione dall’Estremo Oriente con scene di amanti e donne esotiche poco vestite ritratte da Pascuti.
La “Sala delle Stagioni” o “Sala degli Specchi” fu decorata da Rota con figure di donne rappresentanti le quattro stagioni.
La “Sala Liberty”, aggiunta nel 20° secolo, è illustrata con specchi fatti a mano e suntuosi rivestimenti in legno.

Harry’s Bar

L’Harry’s Bar è un bar e ristorante situato a Calle Vallaresso 1323 a Venezia.

E’ di proprietà della Cipriani S.A.
Storia

L’Harry’s Bar fu inaugurato nel 1931 dal barista Giuseppe Cipriani. Secondo la storia della società, Harry Pickering, un ricco, giovane bostoniano, aveva frequentato l’Hotel Europa a Venezia dove Giuseppe Cipriani lavorava come barista. Quando Pickering improvvisamente smise di venire al bar, Cipriani gli chiese il motivo. Quando Pickening spiegò di essere al verde in quanto la sua famiglia aveva scoperto le sue abitudini di bevitore e decise di tagliargli i fondi, Cipriani gli prestò 10.000 lire (circa 5000 dollari). Due anni dopo, Pickering ritorna al bar dell’hotel, ordina un drink e gli ridiede una somma pari a 50.000 lire. “Grazie, Sig. Cipriani” disse. “Qui ci sono i soldi e per dimostrarvi la mia gratitudine, qui ce ne sono altri 40.000, sufficienti ad aprire un bar. Lo chiameremo Harry’s Bar.”

Il Ministero Italiano per gli Affari Culturali lo ha dichiarato una pietra miliare a livello nazionale nel 2001.
Cibo e bevande

L’Harry’s Bar è la patria del Bellini e del Carpaccio.

Il Bar è anche celebre per il suo martini dry, servito in piccole coppe senza gambo.

I martini dry sono molto
asciutti con una quantità di 10 razioni di gin per 1 di vermouth. L’Harry’s Bar serve piatti italiani tradizionali. I prezzi sono
elevati (venti Euro per un minestrone, nel 2001).
Diffusione

L’Harry’s Bar è oggi “l’àncora per un nuovo marchio, ruotante intorno al nome dei Cipriani.” A New York City, i Cipriani gestiscono i ristoranti Harry Cipriani, Cipriani 42nd Street e Down Town. A Buenos Aires il bar conta tre punti vendita. A Venezia, i Cipriani possiedono anche Harry’s Dolci. Il marchio Cipriani include anche prodotti quali pasta, salse, olio di oliva, caffé, libri e articoli per la cucina. Ora la gestione è retta dal figlio di Giuseppe, Arrigo Cipriani e suo nipote Giuseppe Cipriani.

Lion’s Bar

Il Lion’s Bar è un caffè storico della città di Venezia, costruito sull’isola del Lido all’angolo del complesso denominato Procuratie del Lido.

Fa parte dell’area del Palazzo del Cinema di Venezia.

Storia

Il Lion’s Bar fu progettato da Giovanni Sicher nel 1925 ed è un esempio classico di Art Decò degli anni 20 del XX secolo. Caratteristici sono i particolari architettonici e in ferro battuto come le lampade che sovrastano
lateralmente il portone del bar. La scalinata forma un’ampia terrazza dalle forme curvilinee che ricordano l’architettura barocca e dalle decorazioni tipiche dello stile liberty.
Posto in in angolo, la decorazione presenta forme curvilinee che ricordano le linee dell’architettura barocca e tipiche dello stile liberty (altorilievi e motivi floreali e vegetali). Il portone di entrata è caratterizzato da un frontone mistilineo che poggia su pilastri sagomati con capitelli decorati a motivi floreali.
Sopra il frontone si trova un’arcata chiusa da vetri policromi di colore blu.

Caffé Quadri

Il Gran Caffè Quadri o Caffè Quadri è un locale pubblico storico della città di Venezia.

È ubicato in Piazza San Marco, sotto i portici delle Procuratie Vecchie.

Storia

Si tratta di uno dei più antichi e longevi locali pubblici italiani. La sua attività iniziò, infatti, nel 1775[1] quando il mercante veneziano Giorgio Quadri, rientrato in patria dopo una lunga permanenza a Corfù, all’epoca territorio della Repubblica di Venezia, decise insieme alla moglie greca Naxina di aprire un locale in cui preparare e vendere il caffè sotto forma di acqua negra bollente.
Questa consuetudine fu introdotta in città nel 1683 quando alcuni commercianti turchi aprirono una bottega per la degustazione del caffè in piazza San Marco, sotto i portici delle Procuratie Nuove. La novità incontrò subito il favore del pubblico, al punto che nel 1775 nella sola piazza San Marco erano presenti ben 24 botteghe del caffè su un totale cittadino di oltre 200.
Giorgio Quadri aprì il suo locale sotto le Procuratie Vecchie, rilevando una vecchia rivendita di vino e caffè già rinomata in città e la sua bottega del caffè divenne ben presto uno dei luoghi di ritrovo preferiti dell’aristocrazia veneziana.
Il locale subì una prima importante ristrutturazione nel 1830, sotto la gestione dei fratelli Vivarini, che ne ampliarono sia gli spazi che le attività, acquistando il piano superiore che fu adibito a ristorante.

Il piano terreno venne decorato con stucchi in tinte pastello, con prevalenza dei colori verde e giallo, e completato con vedute e scene di vita veneziana, opera del pittore Giuseppe Ponga, ispirate allo stile di Pietro Longhi.
Nel 2011 il Caffè, che dispone dell’unico ristorante presente in piazza San Marco, è passato sotto la gestione della famiglia padovana Alajmo, di origine siciliana.

Clienti famosi

Durante il loro soggiorno a Venezia, fra i clienti regolari del caffè Quadri vi furono[1] Stendhal, George Byron, Alexandre Dumas padre, Richard Wagner, Marcel Proust e, in epoca contemporanea, Michail Gorbačëv, François Mitterrand e Woody Allen.

Caffé La Calcina
Situati lungo le Zattere, sia il Caffè che l’omonima Pensione sono state testimoni della stesura del famosissimo “Le pietre di Venezia” di John Ruskin.

Il Caffè La Calcina – divenuto poi “Vapore” e “Cucciolo” – fu cenacolo di artisti scapigliati tra cui: Francesco Maria Piave, librettista di Verdi e la poetessa Maria de Regnier, amata da D’Annunzio che vi è infatti fotografata nel 1909 con lo scrittore Jean-Louis Vaudoyer.

Nel 1912 Rainer Maria Rilke scriverà proprio dai tavoli del caffè una lettera intitolata “Ponte Calcina Zattere 775” indirizzata alla Principessa Thurn und Taxis.

Oggi il Caffè si chiama “La Piscina” a ricordo di un pezzo autentico di Venezia: proprio qui infatti fino agli anni ’60 si trovava una stabilimento balneare con tanto di Piscina (allora l’acqua della Laguna non era sporca come oggi!), uno spazio delimitato dove si poteva nuotare o svagarsi.

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