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Lago delle Fate: leggenda, storia e curiosità

lago delle fate

Il Lago delle Fate, a Macugnaga, conquista per la sua leggenda e il suo aspetto suggestivo.

In Val Quarazza, a pochi chilometri dal comune sparso di Macugnaga, si trova un luogo magico non solo per le leggende che vi si narrano, ma per la bellezza da lasciare senza fiato: è il Lago delle Fate.
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La leggenda sul Lago delle Fate

Il Lago delle Fate è un luogo leggendario, dove trovano dimora gli abitanti del piccolo popolo.
Basta fare un giro sulle sponde del lago per imbattersi nelle sculture di legno dei Gut Viarghini, gli gnomi che, si dice, popolano ancora questi luoghi.

Narra la leggenda che, secoli fa, gnomi e fate abbiano stretto un patto. Un patto che dura ancora oggi, e che ha per protagonisti oro e marmellata.

Notte dopo notte, gli gnomi si impegnano a consegnare alle fate tutto l’oro che possono, oro raccolto scendendo fin nelle più oscure cavità della terra, e in cambio della loro fatica ricevono della golosissima marmellata di more e di mirtilli.

Le fate, poi, usano quell’oro per rendere ancora più ricchi i loro abiti di seta di ragno e per produrre la polvere magica, la sola in grado di farle volare.

La storia del Lago delle Fate

Una leggenda suggestiva, senza dubbio, che deve molto alla magia di questi luoghi ma è meno antica di quanto ci si aspetterebbe.

Nonostante la location attraente, infatti, il Lago delle Fate, questa incantevole lastra d’acqua sulla quale si specchia il Monte Rosa, è un bacino artificiale ricavato dalla costruzione della diga sul torrente Quarazza negli anni ’50.

E se le fate possono corrervi sulla superficie senza problemi, bisogna sapere che nel lago è vietato fare il bagno.

Ma questo divieto non impedisce certo al turista di godere della suggestiva magia di questo specchio d’acqua e delle zone che lo circondano.

La leggenda del Lago delle Fate nasce dall’unione tra questo bacino, la cui nascita ha in sé qualcosa di magico proprio per la sua natura artificiale, e le non lontane Miniere d’oro della Guia.

Prima miniera museo italiana” e tra le poche miniere aurifere visitabili in Europa, le miniere della Guia furono aperte nel 1710 e offrirono lavoro alle popolazioni limitrofe fino agli anni ’50, quando vennero chiuse a causa dell’elevato costo della manodopera.

Le miniere d’oro della Guia sono aperte al pubblico e visitabili con l’accompagnamento di una guida. Un percorso che offre, a chiunque lo desideri, un’ora alla scoperta della vita degli antichi minatori anche grazie al museo allestito all’interno.

Il modo migliore per arrivare al Lago delle Fate è attraverso uno dei tanti sentieri escursionistici presenti, tutti ben segnalati.

Si può partire sia da Isella che da Macugnaga. In entrambi i casi, si raggiunge il laghetto in circa un’ora di cammino attraverso una natura incontaminata e selvaggia, sfruttando vecchie mulattiere e percorsi vita alcuni dei quali accessibili anche ai passeggini.

Proseguendo oltre il Lago delle Fate si può arrivare alla città morta di Crocette, un altro luogo carico di suggestioni.
Città di minatori e sito dove avveniva buona parte della lavorazione dell’oro estratto dalle miniere limitrofe, a Crocette sono ancora ben visibili i resti degli edifici deputati alla trasformazione del metallo, compresa la vasca di flottazione e la laveria.

Il sito di Crocette fu abbandonato nel 1953, a seguito della fine delle concessioni minerarie. Nel 1983, nel tentativo di contenere la forte contaminazione dovuta alla dispersione dei materiali di risulta della lavorazione dell’oro, venne realizzato il cosidetto “sarcofago” una struttura di cemento armato nella quale furono stoccati i residui.
Attualmente l’area intorno alla città morta di Crocette, pur sottoposta a bonifica ambientale, presenta ancora elevati livelli di contaminazione per cui vige il divieto di raccolta funghi, campeggio e di pic nic.

Tornando indietro, è d’obbligo una sosta alla vicina Staffa e al Museo della Montagna e del Contrabbando, allestito in un fienile del 1700, per poi rinfrescarsi all’ombra del tiglio plurisecolare, simbolo di Macugnaga e autentica leggenda vivente.

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