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Svezia, imparare dagli errori al museo del fallimento

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In Svezia è possibile visitare il Museo del Fallimento, ricco di invenzioni improbabili e curiose.

Stanco del solito museo? In Svezia ne è stato aperto uno davvero fuori dal comune. Il Museo del Fallimento raccoglie tutte le idee che avrebbero voluto cambiare il mondo e che invece si sono rivelati dei fiaschi clamorosi. Una gita diversa dalle altre per sorridere dei propri errori e – si spera – imparare da essi.
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Il Museo del Fallimento

Come scrisse una volta Francis Scott Fitzgerald, “Io vi parlo con l’autorità del fallimento”: dagli errori si impara, o quantomeno si spera di farlo. Ed è questo l’intento dietro al curioso progetto svedese di aprire un museo di progetti e invenzioni che sulla carta sembravano rivoluzionarie, ma che per un motivo o per un altro non hanno ottenuto successo.

Stupisce vedere che la maggior parte dei prodotti messi in mostra proviene da aziende affermate, come la Coca Cola o la Google (che proprio in questi ultimi anni ha provato a lanciare sul mercato occhiali per la realtà aumentata). Secondo curatori del museo, serve a comprendere che anche ai brand più solidi sul mercato può capitare di commettere uno scivolone.

Ecco quali sono le invenzioni più bizzarre esposte nel museo:

5) Twitter Peek: dispositivo promosso addirittura dalla rivista di tecnologia WIRED, il Twitter Peek nelle intenzioni dei suoi creatori avrebbe dovuto assolvere un solo compito – mandare tweet.

Strano che un oggetto così versatile non abbia preso piede.

4) Bic for Her: una penna pensata specificamente per il genere femminile. Venduta in due colori – rosa e viola – la confezione di penne a sfera ha giustamente suscitato le ire delle femministe e il prodotto si è rivelato un assoluto flop;

3) Orbitz: nel 1997 doveva sembrare una buona idea quella di una bevanda frizzante futuristica, che al suo interno presentava particelle gommose in sospensione. Purtroppo, invece di apprezzare l’idea di una gazzosa alla Kubrick, i consumatori rimasero perplessi e il lancio del prodotto non funzionò;

2) Blockbuster: in questo caso è necessaria una premessa. La catena di negozi Blockbuster, all’interno dei quali era possibile noleggiare film come se si trattasse di una biblioteca di VHS e DVD, ha effettivamente avuto successo fino a buona parte dei primi anni Duemila, quando sono arrivati i canali satellitari e – più avanti – servizi di film in streaming come Netflix e Chili.

Un mezzo fallimento dunque, fagociatato dai rapidi progressi della tecnologia.

1) Rejuvenile: nelle invenzioni dei suoi creatori, questa maschera di bellezza avrebbe dovuto far ringiovanire a colpi di elettroshock, ma il risultato fu più inquietante che altro. Le persone non accolsero di buon grado l’idea di applicare sulla propria faccia un congegno elettronico e il progetto fu un clamoroso fiasco.

Risulta quindi evidente come all’interno del museo si possano trovare invenzioni alquanto improbabili, così da trasformare il proprio viaggio in Svezia in un’occasione quasi terapeutica per rimettere in prospettiva i propri errori.

© Riproduzione riservata

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