Villa Lante, tutta la storia dell’edificio

Villa Lante, è passata da un proprietario all'altra, ad oggi è un gioiello toscano.

Villa Lante, (il cui nome le fu attribuito dal duca di Bomarzo oltre cento anni dopo la sua costruzione), è uno degli edifici con giardini tra i più famosi d’Italia, votata addirittura Parco più bello del Paese nel 2011.

Villa Lante, cosa sapere

La storica villa si trova in una frazione di Viterbo, Bagnaia, è di proprietà dello Stato italiano ormai dal dicembre del 2014 ed è gestita dal Polo Museale del Lazio. Riguardo la sua costruzione non si conosce molto, se non che l’idea di svilupparla in questo suo stile manieristico che ricorda il sedicesimo secolo è venuta ad un certo Jacopo Barozzi da Vignola.

Lo stesso uomo che quasi per assurdo progettò il diversissimo Palazzo Farnese a Caprarola.

Il suo grande valore architettonico è testimoniato, oltre che dalla sua fama, dal fatto che è stata inserita nella serie Ville e giardini d’Italia dopo averle anche dedicato una moneta in argento commemorativa dal valore di ben cinque euro.

Villa Lante contiene bellezze quali la balaustra della fontana dei Giganti nel giardino all’italiana, la fontana dei Quattro Mori, le due palazzine uguali di Gambara e Montalto e tutti gli altri bellissimi giardinetti, parchi e fontane che trasportano i visitatori in un ambiente idilliaco ed elegante.

Storia di Villa Lante

Villa Lante, ancora non conosciuta così, fu iniziata a costruire intorno 1511 e terminata solo dopo l’ordine dato dal cardinale Gambara ben cinquantacinque anni dopo. Fu poi Ippolito Lante di Montefeltro della Rovere a darle un nome nel diciassettesimo secolo.

La storia della villa risale però a molti secoli prima in quanto il suo territorio coincide con lo storico Borgo di Bagnaia, appartenente ai conti Lombardi di Castellardo e donato successivamente al comune di Viterno nel dodicesimo secolo.

Il primo a mettere mano alla villa come noi oggi la conosciamo fu Ottaviano Visconti, commissionato dal nipote del Papa Sisto IV della Rovere (il cardinale Raffaele Galeotti Sansoni Riario) affinché mettesse in piedi un grande parco (da lui chiamato Barco) per la caccia. In questo modo nacque quello che oggi è conosciuto come il Casino di Caccia e che è uno degli edifici più belli di Villa Lante.

Alla morte dell’abile Ottaviano Visconti i lavori furono ceduti nelle mani di un nipote di Papa Leone X dei Medici che trasformò il parco dedicato alla caccia in un parco ricco di fontane e che ospitò il primo vero e proprio acquedotto: era ancora il 1532 e le competenze del parco erano nelle mani del Cardinale Niccolò Ridolfi.

Oltre trent’anni dopo la proprietà andò nelle mani del cardinale Giovanni Francesco Gambara da Brescia che guidò, con tutte le sue infinite ricchezze, la maggior parte delle costruzioni che oggi ammiriamo all’interno di Villa Lante.

Come accennato in precedenza, i lavori gestiti dal Vignola terminarono presumibilmente intorno al 1566, ma successivamente la villa fu sicuramente ripresa da successivi interventi guidati probabilmente dall’architetto Tommaso Ghinucci, famoso soprattutto per la costruzione della Villa d’Este.

A quest’ultimo sono attribuiti ad esempio i lavori per la fine della Palazzina Gambara, ulteriormente impreziosita anche dalle aggiunge di affreschi di grandi pittori dell’epoca. Dopo questa costruzione, però, i lavori furono fermati per volere del Cardinale Carlo Borromeo, che non apprezzò tutto il lavoro fatto e insultò pesantemente il cardinale Gambara.

Fu proprio alla morte di quest’ultimo, però, che il progetto fu ripreso da Alessandro Damasceni, il più giovane cardinale di sempre (aveva soli quattordici anni), che terminò la Palazzina Montalto e fece inserire la Fontana dei Mori con lo stemma di famiglia (ancora visibile).

Infine, dopo anche la sua morte nel 1623, la villa continuò a passare nelle mani di cardinale in cardinale dal 1656 al 1933, fino a quando non diventò di proprietà della famiglia Lante della Rovere.

Scritto da Redazione Online
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