Come si dice ciao in giapponese

Ciao in giapponese: diversi termini per esprimere lo stesso concetto.

A tutti sarà passato per la mente di fare un viaggio in Giappone e di chiedersi come si dice ciao in giapponese. Questo straordinario paese, con tutta la sua cultura millenaria, la sua modernità e le sue contraddizioni tipiche di un luogo antico e nuovo, al tempo stesso, attira ogni anno milioni di turisti.

Certamente, non è consigliabile avventurarsi per un viaggio in Giappone o in un qualsiasi paese straniero, senza conoscere, almeno un po’, la lingua locale. Se l’inglese può servire da pass partout nella maggior parte dei casi, è altrettanto vero che molti autoctoni non amano comunicare in inglese, o magari non sanno farlo.

Saper salutare ed interagire un minimo in giapponese è essenziale per godersi un bel viaggio in Giappone. Interagendo correttamente, dimostrerete rispetto e conoscenza della cultura locale.

Come si dice ciao in giapponese

Ovviamente, nessuno si aspetta che impariate una nuova lingua per intero con un proprio sistema linguistico, grafico e sonoro. Tuttavia, se siete in un paese straniero, in questo caso in Giappone, saper salutare quando si entra in negozio o in un ristorante, ringraziare dopo aver ricevuto un servizio o scusarsi per aver urtato qualcuno in tram, è sicuramente un punto a vostro favore.

Saper, per esempio, dire “ciao” in giapponese sarà segno di gentilezza, apertura al prossimo e buona educazione.

Potete utilizzare questa breve guida per i saluti giapponesi di base, per poter salutare e per imparare semplici interazioni quotidiane.

Konnichiwa (pronunciato ” kon -nee – chee – wah”) è un modo semplice per dire ciao in modo generico ma comunque garbato. Può essere, dunque, utilizzato liberamente per salutare qualcuno. Konnichiwa, in generale, può essere utilizzato sia per salutare in modo informale, sia per augurare “buon pomeriggio”.

Ohayou gozaimasu (pronunciato “oh- oh hi – Goh – zai – mas”) significa “buongiorno”.

Può essere abbreviato, in modo molto informale, dicendo ohayou ( che viene pronunciato come lo stato americano dell’Ohio, “oaio”), come si farebbe dicendo un semplice “giorno” a un amico.

Konbanwa (pronunciato kon – bahn – wah) significa “buonasera”. Infine, oyasumi nasai (pronunciato oy – yah -sue – mee nah – sai) è utilizzato per augurare la buonanotte.

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La lingua giapponese

Per quanto possa sembrare complicata, e per alcune persone esserlo davvero, la lingua del Giappone è più semplice di altre lingue tonali asiatiche, come il cinese mandarino o tailandese.

Il giapponese moderno trova le sue origini, dopo una lunghissima storia, nel periodo Edo, durato dal 1603 al 1868. Inizialmente, il giapponese standard era correlato al dialetto del Kansai, ma durante il periodo Edo l’attuale città di Tokyo pose le basi per diventare la metropoli che è attualmente. Conseguentemente, il dialetto di Tokyo ha preso il posto del dialetto del Kansai, diventando il giapponese corrente.

Il giapponese possiede due alfabeti: kana – hiragana e katakana -, composti ognuno da quarantacinque sillabe, correlate ad altrettanti suoni utilizzati in modi differenti. Il katakana, per esempio, viene utilizzato per trascrivere termini in modo meno rigido e duro rispetto al più antico hiragana, nonché per evidenziare alcune parole nei discorsi.

Curiosamente, nella lingua non sono previsti spazi tra una sillaba e l’altra, come invece succede per facilitare l’apprendimento della medesima a chi non è abituato ad una struttura linguistica simile.

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Albina Verrone

Ora posso salutare un giapponese.

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